FLAVIO ABBATE, IL ‘FIGLIO DELL’ISOLA’ FENOMENO DEL PADEL: “CHE EMOZIONE GIOCARE A PALERMO, MA NON CHIAMATEMI IL COELLO SICILIANO!!”

Quando Flavio Abbate mette piede al Country Time Club di Mondello, non è solo un giocatore professionista: è un ragazzo che torna a casa. La “pala”, per lui, non è mai stata solo una questione di risultati e classifica, ma è anche radici, passione, legami, da una racchetta all’altra, dal tennis al padel. E Palermo, in questi giorni, si prepara ad abbracciare il miglior talento siciliano, protagonista al FIP Silver Mediolanum Padel Cup, torneo internazionale che vede in campo alcuni dei giocatori più vincenti del mondo.

 

“Qui mi sento a casa davvero. Mi allenavo a tennis proprio in questo club: era il 2022, avevo 18 anni, vivevo nella foresteria e conoscevo ogni angolo”, racconta Abbate, siracusano di nascita, ma cresciuto sui campi palermitani. Da ragazzino con tanta voglia di farsi strada, Flavio ci torna a quasi 21 anni (li compirà a fine luglio) da protagonista, con un passato recente fatto di dieci vittorie nel CUPRA FIP Tour – il circuito internazionale della Federazione Internazionale Padel – un ranking in ascesa (quinto posto nella classifica italiana FITP, numero 94 nel ranking mondiale FIP) e il sogno “di entrare a fine stagione nella top 70”. Senza dimenticare la convocazione in Nazionale, altro obiettivo ormai a meno di un passo.

 

L’atmosfera di casa può essere un incentivo, ma anche una sfida. “Senti il calore delle persone che ti sono vicine. Hai quel qualcosa in più, una spinta che a volte ti fa rendere meglio. Però può anche essere un’arma a doppio taglio: la pressione di giocare davanti a chi ti vuole bene, ai tuoi cari, può metterti in difficoltà e impedirti di esprimerti al meglio”, continua Flavio, che a Palermo ha già giocato ma mai in un torneo internazionale di questa importanza. Nel suo caso, racconta, “per me è il contrario: ho già giocato in Sicilia altre volte, la gente mi conosce, mi trovo bene e riesco a dare il massimo. È una situazione speciale”.

 

Accanto a lui, questa volta, c’è Marco Cassetta, vicecampione europeo con la nazionale e vincitore di 12 titoli nel CUPRA FIP Tour, l’unico in tutto il mondo ad averne conquistati così tanti. Flavio lo segue poco più indietro, a 10 e insieme formano una coppia inedita, ma già affiatata. “Io sono uno che attacca, ‘smasha’, cerco di chiudere i punti. Marco è quello che difende tutto, gestisce, ‘maneja’ come si dice in Spagna”, spiega Flavio, aggiungendo poi che il rapporto di amicizia con Cassetta va ben oltre il campo: “Marco è eccezionale, sa stare con tutti. Così ne approfitto, visto che qui a Palermo ho tanti amici: lo porto in giro con loro, ci divertiamo. Gli faccio scoprire posti nuovi bellissimi e tutte le cose buone da mangiare”, ride. Un pizzico di goliardia che però non fa dimenticare chi sono e che obiettivi hanno: “Quando sali di livello e diventi professionista capisci che devi fare tutto meglio. Quindi è chiaro che qui puntiamo ad affrontare i più forti e batterli. Prima bastava poco per vincere, ora giochi contro veri professionisti e devi essere impeccabile. Questo mi ha portato a migliorarmi sotto ogni aspetto: alimentazione, allenamento, mentalità”.

 

L’esperienza da atleta adulto lo ha aiutato a diventare un punto di riferimento per la NextGen siciliana del padel, con cui ha sempre mantenuto i rapporti di amicizia anche ora che gira il mondo e si allena in Spagna. Tanti Under 18 – tra cui Stefano Indomenico, Alessandro Pirrotta, Gabriele Laurino e Andrea Di Martino – sono arrivati al Country Time Club, sia per giocare le qualificazioni e “farsi le ossa” con atleti più forti, sia a fare il tifo per lui. “Li conosco tutti, si allenano dove mi allenavo io a Floridia, e ora mi chiedono consigli. Come prepararsi, cosa mangiare, come affrontare la partita mentalmente. E’ una sensazione bella e di grande responsabilità. Cerco di trasmettere loro tutto quello che ho imparato sul campo”. Ma quando gli si chiede se si sente la versione siciliana di Arturo Coello (il numero uno al mondo ndr), lui ridendo gioca la volee verbale: “Magari!”.

 

Padel a parte, Abbate segue con passione il tennis, che pure ha praticato a buoni livelli: “Lo seguo molto e a parte i campioni come Sinner e Musetti mi piacciono moltissimo i giovani come Cobolli o il brasiliano Fonseca. Forse in loro rivedo me ma in un altro sport!”, ride ancora. L’influenza spagnola si vede invece nel calcio, visto che “da un anno sono tifoso del Barcellona, mi ha fatto avvicinare al pallone che prima non seguivo molto”.

 

Il padel rimane però il primo pensiero e l’obiettivo è chiaro: “Entro la fine dell’anno voglio la top 70 mondiale. E il prossimo anno giocare il Major Premier Padel di Doha, torneo a cui tengo tantissimo ma che per motivi diversi non sono ancora riuscito a disputare”. In attesa del Qatar, c’è Palermo, la sua seconda casa, sui campi dove è cresciuto e le persone che lo conoscono da una vita. Flavio Abbate guarda in alto, ma con i piedi e il cuore ben piantati nella sua Sicilia.

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